14 giugno 2017

Utilitas – firmitas- venustas

L’architettura è una disciplina volta a conformare spazi e produrre degli oggetti che  servono ai bisogni dell’uomo ed hanno una durata più o meno lunga. La parola architettura  deriva dal greco tekton (da cui anche “tettonica”), che significa costruzione; il termine è  legato dunque all’idea di costruire. Si potrebbe dire che l’architettura è l’arte del costruire.

Il primo vero e proprio trattatista nel campo dell’architettura è Vitruvio, di epoca romana.

 Marco Vitruvio Pollio ( 80 a.C. circa – 15 a.C. circa) è stato un architetto e scrittore romano, attivo nella seconda metà del I secolo a.C., considerato il più famoso teorico dell'architettura di tutti i tempi.

 Vitruvio è conosciuto per aver proposto un modo concettuale di vedere gli edifici, secondo una triade.

 In base a tale triade gli edifici devono essere dotati contemporaneamente di:

•utilitas ossia utilità, cioè funzionalità, e quindi organizzazione distributiva;

•firmitas ossia solidità, resistenza alle sollecitazioni ed agli agenti esterni,

•venustas ossia bellezza, quindi gradevolezza estetica.

 

“Tutte le  costruzioni devono avere requisiti di solidità, utilità e bellezza. Avranno solidità quando le fondamenta, costruite con materiali scelti con cura e senza avarizia, poggeranno profondamente e saldamente sul terreno sottostante; utilità, quando la distribuzione dello spazio interno di ciascun edificio di qualsiasi genere sarà corretta e pratica all'uso; bellezza, infine quando l'aspetto dell'opera sarà piacevole per l'armoniosa proporzione delle parti che si ottiene con l'avveduto calcolo delle simmetrie”. 

 

Il campo di studio dell’architettura viene definito da Vitruvio nel trattato “De Architectura”.

 

L'opera fu scritta probabilmente negli anni in cui l'imperatore Augusto, a cui era dedicato il trattato, progettava un rinnovamento generale dell'edilizia pubblica. L'influenza di Vitruvio nell'antichità sembra sia stata tuttavia molto limitata, così come le opere realizzate da Vitruvio stesso, che nel trattato si attribuisce solo la basilica di Fano.

Il trattato è sopravvissuto grazie ad un'unica copia, priva delle illustrazioni che, probabilmente, corredavano l'opera, proveniente dalle isole britanniche e portata da Alcuino alla corte di Carlo Magno, dove suscitò un interesse  esclusivamente filologico .

Copiato in vari esemplari a partire dalla copia originaria oggi persa, pare che il trattato non abbia esercitato alcuna influenza sull'architettura per tutto il Medioevo. Altre copie sono  documentate, anche in Italia, a fine Trecento.

Nel XV secolo, infatti, la conoscenza e l'interesse per Vitruvio crebbero sempre di più, soprattutto per merito di  Leon Battista Alberti ,Francesco di Giorgio Martini, Raffaello.

Tra XV e XVI secolo il trattato fu pubblicato varie volte a cominciare dall'edizione principe curata  da Sulpicio da Veroli .

Grande importanza ebbe l'edizione di fra' Giovanni Giocondo che nel 1511 pubblicò a Venezia, per i tipi di Giovanni Tacuino, la prima edizione illustrata del trattato, poi ristampata in successive edizioni. Fra' Giocondo aggiunge 136 disegni, riprodotti in xilografia, che riguardano sia aspetti architettonici sia aspetti tecnici, come le macchine di cantiere, tentando di ricostruire le illustrazioni che dovevano probabilmente arricchire l'opera originaria e comunque importanti per interpretare il senso stesso di molte parti del trattato. La grande importanza di questa edizione, oltre all'accuratezza filologica e tecnica che solo la competenza di Giocondo, letteraria e tecnica allo stesso tempo, poteva avere, era dovuta all'apparato iconografico che per l'opera vitruviana rappresenta la chiave di lettura essenziale.

Illustrata con numerose illustrazioni e commentata fu l'edizione curata da Cesare Cesariano che fu la prima tradotta in volgare italiano (1521). Un'altra importante edizione fu quella del 1556 curata da Daniele Barbaro con illustrazioni di Andrea Palladio. Il XVI secolo conta comunque ben quattro edizioni in latino e nove in italiano.

 È l'unico testo sull'architettura giunto integro dall'antichità e divenne il fondamento teorico dell'architettura occidentale fino ai nostri  giorni . L'opera costituisce inoltre una delle fonti principali della moderna conoscenza sui metodi costruttivi degli antichi romani, come pure della progettazione di strutture, sia grandi (acquedotti, edifici, bagni, porti) che piccole (macchine, strumenti di misurazione, utensili).

In questo trattato, Vitruvio dà all'architettura il titolo di scienza, ma non si limita a questo: anzi, la eleva al primato, in quanto contiene praticamente tutte le altre forme di conoscenza. Nella fattispecie, l'architetto deve avere nozioni di:

-geometria: deve conoscere le forme con cui lavora;

-matematica: l'edificio deve stare in piedi, per questo vanno fatti dei calcoli specifici;

-anatomia e medicina: costruisce luoghi per la vita dell'uomo, per questo deve conoscere le proporzioni umane, deve fare attenzione a illuminazione, arieggiamento e salubrità di città ed edifici;

- ottica ed acustica: basti pensare ai teatri;

- legge: chiaramente, la costruzione deve seguire norme ben precise;

- teologia: nel caso di edificazione di templi, questi dovevano essere graditi agli Dei;

- astronomia: particolari tipologie di edifici, soprattutto luoghi di culto, dovevano tenere conto della posizione degli astri meteorologia;

- il microclima del luogo di costruzione dell'edificio è fondamentale per le caratteristiche che deve avere.

L'architettura è imitazione della natura, l'edificio deve inserirsi armoniosamente nell'ambiente naturale. L'architetto deve possedere una vasta cultura generale, anche filosofica  oltre alla conoscenza dell'acustica per la costruzione di teatri ed edifici simili, dell'ottica per l'illuminazione degli edifici, della medicina per l'igiene delle aree edificabili.

Vitruvio, nei proemi, mira anche a conferire all'architetto prestigio culturale e sociale solitamente negato ai tecnici antichi.

La lingua utilizzata da Vitruvio, che già apparve "oscura" agli studiosi rinascimentali, fu severamente giudicata dai filologi ottocenteschi, a confronto con il contemporaneo latino classico del periodo ciceroniano. si tratta in effetti di un linguaggio poco letterario e disadorno, ricco di elementi colloquiali e tecnicismi anche di origine greca; una sorte di latino specialistico e "volgare", anticipatore di future evoluzioni linguistiche.] Nei proemi lo stile diventa però più elegante e retorico.

Nei tempi gli architetti hanno mantenuto uno stretto rapporto con i tre  principi lasciateci da VITRUVIO , considerandoli come cardini e sostegni a cui riferirsi in ogni momento  del proprio progettare.

 Nei duemila anni che ci separano da Vitruvio abbiamo testimonianze concrete, attraverso le opere che i maestri che ci hanno lasciato,  di come gli architetti abbiano usato questi tre ingredienti. Se è pur vero che  questi tre fondamenti hanno assunto nel tempo diversi significati e soluzioni,  sempre è stato riconosciuto nella figura dell’architetto il crogiolo dove queste  tre componenti si fondevano per ottenere l’impasto, l’amalgama che è  l’architettura.

Ai tempi attuali dovremo tradurre questi termini in: firmitas la statica, la  tecnologia, la tecnica del costruire; utilitas la funzione che deve assumere  l’architettura; venustas la forma, ma anche i rapporti e le relazioni tra le parti. Ora, nell’architettura contemporanea, assistiamo spesso ad una separazione  dei tre principi della triade, infatti questi sono sempre più l’espressione di  personalità distinte, di solisti ognuno esperto nell’uso del proprio strumento.

È evidente a tutti che i materiali e le nuove tecnologie implicano  un’indispensabile specializzazione tecnica e che quindi si debba intendere il  progetto come il risultato sinergico di personalità e specializzazioni diverse. È  pur vero però che l’architetto sempre più si è appropriato della forma intesa  come libera interpretazione ed il tecnico o come realizzatore fisico osservante  delle convenienze tecnologiche o, all’opposto, come artefice di ardite ed  autonome sperimentazioni.

Viviamo quindi nelle nuove architettura un’evidente alternanza a secondo della  capacità di imporsi delle personalità dei vari artefici, ora molto tecnologiche,  ora molto formali; purtroppo, in gran parte di esse, l’utilitas sembra avere un  ruolo sempre più marginale e secondario. Nel campo della forma architettonica le nuove tecnologie informatiche permettono di immaginare configurazioni spaziali di grandissimo impatto emotivo e di innegabile fascino.

Ma tra la forma virtuale e il suo concretizzarsi in forma fisica, che sottostà  quindi alle leggi della natura, il passaggio è talmente radicale che spesso la  forma cambia le sue qualità.

 

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