14 giugno 2017

URBANISTICA

I PRIMI PIANI URBANISTICI

I conflitti sociali e le ingiustizie prodotte dalla città industriale, che si era sostituita progressivamente alla città antica senza ordine né struttura, sono alla base di quello schieramento di opposizioni al modello capitalistico di sviluppo della città tra i quali Owen, Fourier, Godin, Dickens, Ruskin, Engels. L’aver dato voce a movimenti d’opinione volti ad un miglioramento dell’organizzazione politica, economica e sociale, è alla base del diffondersi della cultura urbanistica moderna.

Il dibattito sulla città raccoglie anche posizioni antiurbane e utopistiche che cercano di colmare il vuoto metodologico originatasi dall’urbanesimo, con soluzioni ispirate a modelli alternativi con caratteristiche fortemente medioevaliste. Tra queste spicca il pensiero di Charles Fourier e del “falansterio”, un gigantesco edificio pensato per una comunità di 1600 persone di diversa estrazione sociale, dedite sia all’attività agricola che a quella industriale. Antesignano della Unità d’abitazione di Le Corbusier, si caratterizzava per lo spirito di cooperazione che legava i suoi abitanti. La risposta inglese a tale progetto viene da Robert Owen. Egli operaio e poi imprenditore giunge alla convinzione che l’errore urbano sia proprio nel processo di produzione, bisognava allora ritornare all’agricoltura. Ne deriva la sua proposta di fondare in campagna delle piccole comunità, i “parallelogrammi”. Queste dovevano essere iniziative promosse dai proprietari terrieri e dovevano insediare circa 1200 persone, ad ognuno dei quali aveva in affidamento un acro di terra.

Londra

Ebenezer Howard ripropone il problema del dualismo città-campagna alla fine dell’800. Egli tornato a Londra dopo 20 anni di esperienza negli Stati Uniti, pubblica un breve saggio dal titolo “Garden cities of Tomorrow” nel quale sostiene che fino ad allora le forze dominanti (i magneti) che hanno determinato la formazione degli insediamenti umani erano la città e la campagna. Ognuno dei due attrattori presenta vantaggi e svantaggi: la città è caotica, insalubre, ma offre possibilità di incontro sociale; la campagna è  ricca di verde ma non garantisce la stessa pienezza di vita. Occorre quindi individuare un terzo magnete, la città-giardino; capace di integrare la bellezza della natura con le opportunità sociali.

Le linee guida della città-giardino furono essenzialmente tre:

a) il territorio destinato a ciascuna città – giardino (400 ha per il suolo urbano, 200 ha per la fascia agricola) non è frazionabile e rimane di proprietà della comunità che lo ha promosso;

b) numero di abitanti massimo pari a 32.000 per evitare fenomeni di sovraffollamento; in caso di aumento della popolazione, fondazione di una nuova città giardino, da realizzarsi secondo gli stessi principi;

c) la città – giardino deve svolgere un ruolo equilibrante al suo interno, tra abitazioni, attività produttive e terziarie e tra funzioni politiche, sociali e ricreative, e rispetto all’esterno, tra città e campagna.

Il modello spaziale proposto da Howard è costituito da anelli concentrici: quello più centrale è costituito da un vasto parco circolare su cui affacciano gli edifici pubblici principali, negli anelli che si dipartono dalla fascia centrale sono previsti le residenze con relative attrezzature, circondate da una corona di industrie, da una cinta ferroviaria e da una fascia agricola.

La prima città-giardino sarà realizzata nel 1902, si tratta di Lecthworth, progettata da Parker e Unwin. Essa ha un planimetria che si inserisce nel quadro naturale secondo linee fluide e caratterizzata da edilizia diffusa e bassa e una gran quantità di verde.

La situazione urbana venutasi a creare nel periodo di prima industrializzazione era caratterizzata da situazioni igieniche spaventose, a causa delle speculazioni selvagge nella realizzazione di abitazioni per operai, e il notevole aumento di popolazione nelle città. Bisognava quindi ristrutturare le grandi città per adeguarle ai bisogni del tempo, dovevano essere rese ordinate e agevoli, dei veri e propri poli funzionali per la circolazione delle merci, e luogo di fruizione e svago della borghesia. Le città maggiormente impegnate nel rinnovamento sono Londra (città territorio), Vienna (città anello), Parigi (città rete) e Barcellona (città maglia). Gli interventi affrontati in questi luoghi seguono principi totalmente diversi, tuttavia è possibile riconoscere alcuni tratti comuni: l’abbattimento delle mura storiche, la realizzazione di nuove reti di comunicazione tra campagna e città, l’allontanamento delle attività produttive dai centri storici e la valorizzazione della città a beneficio dei suoi abitanti. La città diventa un cantiere continuo, che ha bisogno di essere costantemente tenuto sottocontrollo e il cui sviluppo occorre programmare prevedendone in tempo utile la successiva trasformazione. Nasce quindi la nuova figura professionale dell’urbanista.

Barcellona

Nel 1859, anno in cui Cerdà elabora il suo piano di ampliamento, Barcellona è una piazzaforte militare, retta da un governo militare, voluto da Madrid, che guarda con sospetto il formarsi dell'operosa borghesia catalana e le sue forti volontà autonomiste. Costretta all'interno della sua cinta muraria dal divieto assoluto di edificazione fra le mura ed i confini della giurisdizione militare, si presenta come la città con più alta densità abitativa d'Europa. La demolizione delle mura viene quindi accettata anche dal restio governo centrale di Madrid per dare soluzione agli inevitabili problemi igienici, sociali e di sviluppo urbano. Contestualmente a questa misura nel 1854 si decide di bandire un concorso per l'elaborazione di un piano di espansione urbana, il cui esito è favorevole all'architetto Antonio Rovira y Trias, già direttore della demolizione delle mura. Nonostante le risultanze del concorso, il Ministero dei Lavori Pubblici assegna l'incarico, tramite decreto, all'ingegner Ildefonso Cerdà. I principi ispiratori di Cerdà, si traducono in una lottizzazione basata su una scacchiera regolare, formata da isolati quadrati con angoli smussati, che coprono tutta l'area. L'unità base della scacchiera è un isolato con quattro lati di 113mt. La partizione dell'isolato in lotti, prevede sempre il mantenimento di uno spazio libero interno e di almeno un lato libero da edificazione. La città si articola in parti attraverso diverse aggregazioni di isolati residenziali e relativi servizi: un quartiere è formato da 25 blocchi; un distretto è formato da quattro quartieri; il settore è formato da quattro distretti. La scacchiera è fondamentalmente lo strumento attraverso cui Cerdà vuole perseguire l'equità della politica fondiaria e quindi la omogeneità nell'intensità d'uso dei suoli. L'edificabilità è prevista inizialmente solo su due lati. Già alla fine dell'Ottocento, però, la superficie edificata copre il 70% dello spazio disponibile del lotto, reso edificabile su quattro lati. Parallelamente la profondità costruibile e l’altezza aumentano, mentre il cortile interno è edificato fino a 4-5 mt di altezza. La regolarità dell'impianto, scandita da ampie strade di 20mt, è animata da cinque diagonali, di grandezza variabile dai 60 agli 80mt, che si incontrano in una grande piazza destinata a diventare il nuovo centro urbano. Vengono individuate anche delle sezioni tipologiche ricorrenti, strutturate con due fasce destinate ai pedoni, due alle carrozze ed una centrale per il trasporto pubblico su ferro. Vengono, inoltre, date indicazioni su come realizzare gli impianti tecnici per il gas, la distribuzione e lo smaltimento delle acque. Gli elementi di rottura della griglia regolare sono i tracciati ferroviari che seguono, in parte in sotterranea, raggi di curvatura a loro consoni e le grandi direttrici viarie che, oltre a diversificare la ripetitività della maglia, e quindi ad agevolare l'orientamento, per dimensioni della sezione stradale o per giaciture diverse dalla ortogonalità della rete, hanno il ruolo di riammagliarsi con il territorio circostante.

Vienna

L'azione urbanistica più nota della Vienna del XIX secolo è la realizzazione del Ring, nella quale si esprimono gli elementi fondamentali del "modello viennese", che ha ispirato i piani di numerose città europee nella seconda metà dell'800. Fino al 1857 la città di Vienna era racchiusa e difesa da due cinte murarie: quella interna, più antica, che difendeva la città storica di impianto medievale, e quella più recente che difendeva i quartieri periferici costruiti dal '600 in poi. Una larga fascia di territorio all'esterno della prima cinta era stata lasciata libera da edificazione per esigenze militari. Questa si era inizialmente configurata come elemento di separazione tra la città antica, sede della corte e dell'amministrazione, con tessuto edilizio compatto e sistema viario tipicamente medievale, e i quartieri più recenti, meno densi ed abitati anche da famiglie borghesi e dell'aristocrazia. Già nei primi decenni del secolo XIX la sistemazione con alberature, viali per il passeggio, caffé e chioschi aveva iniziato a mutare il significato e gli usi di questo spazio; negli anni '20 gli ampliamenti dell'area del Palazzo di corte aveva contribuito a rafforzare il ruolo della fascia nel rapporto tra le due parti della città. Dopo i moti rivoluzionari del '48, l'ascesa della borghesia liberale, il contrastato ma inevitabile passaggio dal regime assolutistico alla monarchia costituzionale, la straordinaria crescita della città come centro motore dell'impero asburgico sono i fattori determinanti di una trasformazione urbana di largo respiro. Nel dicembre 1857 un editto imperiale stabilisce la demolizione della prima cinta muraria; nel gennaio successivo viene bandito un concorso per la progettazione urbanistica dell'area così liberata. In realtà l'amministrazione dello Stato aveva elaborato nei mesi precedenti due proposte di sistemazione del Ring, nelle quali già comparivano, con soluzioni diverse, alcuni degli elementi di base del concorso (area per esercitazioni militari, residenza imperiale, boulevard alberato lungo l'anello, quartieri residenziali privati). Il bando del concorso prevedeva: una grande area per esercitazioni militari; la localizzazione di due acquartieramenti militari, la sistemazione a parco dello spazio antistante il Palazzo Reale; edifici pubblici, musei, un teatro dell'Opera. L'Amministrazione tuttavia non fece proprio nessuno dei progetti premiati, ma affidò all'architetto Lohr e ad una commissione composta dai primi tre classificati e da funzionari ministeriali, il compito di elaborare una proposta definitiva, Il progetto approvato ha come elemento centrale un amplissimo viale alberato anulare sede di linee di trasporto pubblico, lungo il quale si collocano spazi ed edifici monumentali con forme e stili diversi, isolati o raggruppati in sequenze o da esplicite simmetrie, tra loro collegati da spazi aperti le cui alberature e sistemazioni a terra sono accuratamente. La realizzazione del progetto definitivo richiese circa un trentennio. Nel corso di questo periodo si verificarono cambiamenti, aggiustamenti, integrazioni che non hanno tuttavia contraddetto l'unitarietà del risultato finale. Tra queste il più significativo è l'uso dell'area inizialmente destinata alle esercitazioni militari per localizzare le nuove sedi del Consiglio Municipale dell'Università e del Parlamento. Il Ring di Vienna rappresenta anche un caso esemplare del modo in cui lo spazio aperto urbano diviene elemento strutturante e principio organizzatore dei luoghi centrali della città.

Parigi

Nel 1853 Napoleone III nomina il Barone Georges-Eugéne Haussmann Prefetto della Senna, nel quadro di una ristrutturazione dell' amministrazione prefettizia, e di una concentrazione dei pieni poteri in materia urbanistica nelle mani dell'imperatore. 
Prendono il via allora i "Grands Travaux" destinati a rivoluzionare l'aspetto della capitale francese. Per quanto l'azione haussmanniana si ponga in continuità con una serie di trasformazioni già in atto, la portata innovativa del programma di interventi presentato nel 1853, e realizzato nei 15 anni seguenti, risiede principalmente in un salto di scala di carattere concettuale: la città viene pensata nella sua globalità. Di questa operazione la gabbia del sistema viario è la struttura portante, la cui funzione primaria è soprattutto quella di definire e servire le parti dell'articolazione direzionale metropolitana (e nazionale), e la funzione aggiunta è quella di una rivalorizzazione qualitativa dell'intervento privato di ricomposizione del tessuto e, quindi, attraverso l'offerta residenziale, della stessa presenza della classe borghese nella nuova Parigi. Questo è reso possibile grazie al verificarsi simultaneo di una serie positiva di condizioni al contorno: la presenza di un potere forte, attento, e capace di comprendere ed apprezzare l'importanza della realizzazione di tali opere; la crescita del mercato finanziario e del potere delle banche; la precarietà delle condizioni igieniche e la pericolosità sociale di alcune zone della città. Strumento trainante l'espansione urbana diviene l'aumento della rendita fondiaria che l'elaborazione del piano di "Grands Travaux" per Parigi conferisce, non solo alle aree centrali, ma anche a quelle destinate a nuova edificazione. Il primo passo, necessario all'avvio del processo di trasformazione, è la realizzazione di un rilievo puntuale di tutta la città, inizialmente all'interno della cinta daziaria, in un secondo tempo esteso alla zona suburbana, fino alle fortificazioni.

I cardini del programma globale ad a lungo termine comprendono:

-La realizzazione dei due assi nord-sud est-ovest, che si incontrano alla Place du Chatelet
-Il sistema dei boulevards
- Il riassetto dei grandi carrefours urbani                                                                                -Lo sventramento dell'Ile de la Cité
-La risistemazione o realizzazione dei grandi parchi urbani
- La ristrutturazione amministrativa, comprendente l'annessione dei comuni esterni
-La fornitura di alcuni servizi urbani

Una robusta trama viaria viene imposta sulla struttura esistente, tramite lo sventramento di antichi quartieri. Uno degli obiettivi è quello di isolare i monumenti maggiori, creando una "connessione per diradamenti" di alcune strutture focali. I boulevards costituiscono un anello di scorrimento tangenziale, mentre la croisée individua il principale sistema di penetrazione nel centro-città accompagnato da una serie di assi radiali; il tutto è completato da interventi programmati su aree strategiche. Il volto della città si rinnova con la costruzione di un gran numero di edifici pubblici e privati. Nel tessuto delle rues corridors l'edilizia borghese raggiunge un alto grado di uniformità tipologica e formale, attraverso i vincoli di un regolamento edilizio molto rigido. Il piano terra dell'edificato è previsto ad uso commerciale, vengono definiti dal regolamento il numero di piani, l'altezza massima, il trattamento superficiale. Notevoli gli interventi riguardanti lo spazio pubblico, ed i parchi in particolar modo. Il sistema gerarchico degli spazi verdi perseguito da Hausmann, dal settore urbano al quartiere, continua con la dotazione, alla scala del vicinato, di numerose squares, vagamente imparentate con quelle inglesi.

Madrid

Il modello nasce alla fine dell'800, in risposta a problemi emergenti quali il sovraffollamento dei centro-città e la crescita delle periferie delle grandi città industriali; la modernizzazione viene vista da Arturo Soria y Mata ottenibile con la centralità delle infrastrutture, con la meccanizzazione dei trasporti e con il miglioramento delle condizioni igieniche di vita urbana. Il progetto trova applicazione nella realizzazione di un quartiere lungo 5,2 km alla periferia est di Madrid. A partire da un elemento lineare strutturante: la linea tranviaria, il modello di città lineare si sviluppa attestandosi sui nuclei preesistenti, le "città punto". Queste costituiscono, alla scala territoriale, i vertici di triangoli, i cui lati sono formati dai nuovi insediamenti lineari.  Le espansioni urbane sono previste a bassa densità e avvengono per isolati lungo la linea tranviaria, con una profondità costante, pari ad un isolato. La superficie compresa all'interno delle "triangolazioni" viene destinata ad attività agricole e industriali.  Alla scala dell'isolato, invece, al fronte strada viene attribuita una destinazione residenziale, mentre all'interno si prevede la possibilità di localizzare attrezzature collettive, o servizi pubblici. La maglia stradale disegna isolati rettangolari di 80-100m x 200 m, con il lato corto parallelo all'asse principale; questa ripartizione è comunque adattabile alla morfologia e alle necessità del sito su cui si va ad intervenire. La lottizzazione è regolata da un modulo di 20 x 20 m. La grandezza dei lotti è legata alla loro localizzazione, e al ceto dei proprietari: i lotti più grandi si affacciano sulla strada principale, ed appartengono ai ricchi, i lotti intermedi si trovano sulle strade trasversali, ed appartengono al ceto medio, mentre i lotti piccoli, localizzati nella zona più esterna della città, lungo la strada posteriore, appartengono alle classi più povere. Non vi è alcuna mediazione tra spazio pubblico e privato, all'interno degli isolati non si prevedono percorsi o spazi pubblici. All'asse centrale corrisponde la distribuzione degli impianti a rete che alimentano i servizi municipali, localizzati in cabine o chioschi. Il tipo edilizio previsto è quello della casa isolata su lotto. Si prescrive che la superficie coperta sia pari ad 1/5 del totale, e che i rimanenti 4/5 siano a verde in parte coltivato. La strada principale ha una sezione complessa di 40 metri; le fasce che la compongono sono separate da alberature, ed ospitano, simmetricamente rispetto all'asse, il binario della tranvia, il camminamento riservato ai pedoni, la pista ciclabile, la carreggiata. ortogonalmente all'asse principale si collocano le strade "trasversali", larghe 20 m, che incrociano l'asse ogni 80 o 100 m. a 200 m dalla strada principale si colloca la strada posteriore, larga 10 m, che costituisce il limite esterno della città lineare.

Amsterdam

Nel 1902 H.P. Berlage (1856-1934) è incaricato del Piano di ampliamento di Amsterdam sud (quartiere Zuid). Il progetto di Berlage è guidato dall’applicazione della legge generale olandese del 1901 che distingue le varie scale di progettazione: piano generale, piano particolareggiato, progetto architettonico. Fuori dal cerchio delle mura barocche l’espansione di Amsterdam riproduce con la maglia stradale il tracciato dei canali e degli orti esistenti. Il quartiere di densità uniforme è ordinato su una maglia stradale piuttosto complessa e su un isolato lungo da 100 a 200 mt e largo 50 con edifici lungo la parte perimetrale alti 4 piani e giardino interno. Data la dimensione degli isolati le strade sono spaziose e alcune consentono una doppia viabilità: il traffico veloce in sede centrale ed il traffico lento di servizio alle case in due sedi laterali. Così facendo Berlage non separa i traffici veloci da quelli lenti, ma porta i percorsi di attraversamento nel cuore del quartiere. La scelta tipologica dell’isolato caratterizza il progetto e dipende sostanzialmente da due motivi:

- un primo motivo è di carattere organizzativo, perché l’esecuzione è affidata di solito a cooperative edilizie ed il numero degli alloggi di un isolato corrisponde alla dimensione media di una cooperativa

- l’altro motivo è formale per il desiderio di Berlage di istituire un controllo architettonico unitario su porzioni abbastanza estese di tessuto urbano

L’uso dell’isolato, l’unità dei materiali, le scelte tipologiche articolate hanno prodotto un ambiente accogliente, ricco di elementi di “riconoscibilità”, che pur contenendo abbondanti spazi verdi, non ha affatto un aspetto suburbano, ma anzi ha una forte identità cittadina.

La Cité Industrielle

Tony Garnier (1869-1948) iniziò l'elaborazione del suo modello di città in occasione del suo soggiorno a Roma, in qualità di vincitore del Prix de Rome del 1899: il piano era terminato già nel 1901, ma fu pubblicato solamente nel 1917 col titolo di “Une Cité Industrielle”, rimanendo, fino alla stesura della carta di Atene, il manifesto dell'urbanistica progressista. Nel 1905 il sindaco di Lione nominò Garnier architetto capo della città offrendogli l'opportunità concreta di realizzare qualcosa di molto vicino a ciò che aveva prefigurato nei suoi studi. I principi ispiratori di Garnier, codificati, come detto nella sua Cité Industrielle, sono sostanzialmente l'analisi e la separazione delle funzioni urbane, l'esaltazione degli spazi verdi che svolgono il ruolo di elementi isolanti, l'utilizzazione sistematica di nuovi materiali, in particolare del cemento armato. La Cité Industrielle viene immaginata in base ad un contesto territoriale ben dettagliato, pur se immaginario, come un progetto completo di città, disegnato e progettato non solo alla scala di insieme, ma anche nelle singole parti costitutive (industrie, servizi e abitazioni fin nei particolari costruttivi). La città è una città di nuova fondazione ed il motivo della sua nascita, come dice il nome stesso, risiede nelle necessità di sviluppo industriale: il suo schema di impianto diventerà un modello di riferimento per la creazione delle nuove città industriali nell'Unione Sovietica degli anni'30. Oltre a prefigurare nei dettagli il sito su cui dovrà sorgere la città (il territorio sarà caratterizzato da una parte montuosa ed una in pianura attraversata da un fiume; il nuovo insediamento residenziale sorgerà su un terrazzamento artificiale, lontano dal centro storico ipotizzato più in alto e separato dalla zona industriale dai tracciati ferroviari intesi come elementi di snodo), Garnier ipotizza anche una popolazione di circa 35.000 abitanti, ossia una insediamento di media importanza per dare carattere generale al suo modello, riprendendo un dimensionamento tipico dell'urbanistica utopista. Residenza e industria hanno un impianto ortogonale che contrasta con quello della città esistente; in particolare la zona residenziale è organizzata intorno ad un viale centrale disposto secondo l'asse eliotermico e percorso dai mezzi pubblici, sul quale si attestano i servizi con una concentrazione delle grandi attrezzature urbane nella parte mediane. La fabbrica principale è situata nella pianura, di fronte al torrente e al fiume. Una ferrovia di grande comunicazione passa tra la fabbrica e la città, essendo situata molto più in alto su di un altopiano. Ancora più in alto sono spaziati gli edifici sanitari; così come la città sono protetti da venti freddi, esposti a mezzogiorno, in terrazze dalla parte del fiume. Ciascuno di questi principali elementi (fabbrica, città , ospedali) è isolato in modo da rendere possibile l'estensione in caso di necessità. Gli isolati dei quartieri residenziali hanno le dimensioni di 150mt nel senso est-ovest e di 30mt nel senso nord-sud e sono ulteriormente suddivisi in lotti 15x15mt; le modalità di aggregazione di questi lotti quadrati, unità minime di frazionamento, possono essere le più varie (comprendendo anche funzioni non residenziali), purchè si rispetti il principio per cui la superficie costruita deve essere sempre inferiore alla metà di quella complessiva, in modo tale che la rimanente parte di superficie scoperta, mantenuta a verde non recintato (Garnier ipotizzava l'assenza della proprietà privata), vada a far parte di un grande parco pubblico permeabile al libero movimento dei pedoni. La disposizione degli assi ordinatori dei tracciati viari, risentendo delle direttrici eliotermiche e della direzione dei venti, genera una rete di strade parallele e perpendicolari, organizzate intorno all'arteria principale che nasce dalla stazione della ferrovia e, andando da est ad ovest, si struttura su una sezione stradale larga 40mt, articolata su due sensi di marcia di 21mt ciascuno (tre sono le corsie: veicoli lenti, veicoli veloci e ferrovia), il marciapiede nord, è privo di alberature, mentre quello sud, di accoglie un'alberatura su due. Esistono poi altri due tipi di strade: le une, perpendicolari all'arteria principale, sono orientate in senso nord-sud con una sezione di 20mt; e le altre si alternano con la sequenza di due piccole e una grande. Lo studio tipologico per la parte residenziale arriva a livelli di approfondimento notevoli; oltre ai materiali da utilizzare individua tutte le soluzione da adottare a seconda della parte urbana in cui ci si trova. E così, se nella zona più popolosa della stazione si suggerisce l'adozione delle più economiche case plurifamiliari, nella generalità dei casi si preferisce orientarsi verso la casa uni o bi-familiare isolata, con tutte le possibili varianti di distribuzione interna a seconda del numero di piani. Le regole di organizzazione dei lotti producono, come detto, una sorta di grande parco pubblico continuo che include i tessuti edilizi stessi: ciò comporta una totale permeabilità pedonale dell'area residenziale e, di conseguenza, la possibilità di separare il flusso dei pedoni da quello delle automobili, localizzato su una rete autonoma. 

CONTATTI


Progetto Ristrutturare


Lun - Ven 09:00 - 19:00
Sab 09:00 - 13:00

06 948 436 99

info@progettoristrutturare.it