14 giugno 2017

LA RESIDENZA

L’interesse per il tema dell’abitare, deriva dalla presa di coscienza delle mutate condizioni abitative che caratterizzano i fenomeni urbani della contemporaneità; l’affermarsi di nuovi stili di vita e di nuove condizioni ambientali mette in crisi molti modelli insediativi ed abitativi elaborati dalla cultura architettonica nel corso del 900 e richiede una nuova visione progettuale più attenta alle nuove dinamiche sociali. L’offerta residenziale si è rivolta in passato, e ancora oggi continua in parte a rivolgersi, ad una domanda che è stata identificata in modo pressoché univoco con la famiglia tradizionale la produzione abitativa massificata che ne è seguita non ha mai dimostrato una solida efficienza per i gruppi e i soggetti sociali non riconducibili alla famiglia tradizionale, portatori di esigenze in parte estranee alle logiche produttivistiche del sistema.

In passato, la  rivoluzione industriale fu senza dubbio l’evento storico che maggiormente modificò il modo di concepire la casa e la fruizione stessa dell’alloggio, infatti l’espansione demografica e la rapida industrializzazione con il conseguente fenomeno della convergenza di grandi flussi di popolazione verso le aree metropolitane propongono in termini più che pressanti l’aspetto economico-sociale dell’architettura. Le masse che da contadine si trasformano in operaie, arrivano in città col traguardo immediato di un guadagno continuativo e di una sistemazione di alloggio limitata all’indispensabile. Questi nuovi utenti dell’architettura richiedono in un primo tempo abitazioni a basso costo e con minimi conforti che ovviamente possono essere costruite solo ai margini della città; soltanto in un secondo momento, quando il contatto con gli altri ceti sociali risveglia un complesso di orgoglio, questi utenti individueranno nel raggiungimento dello pseudo-modello di dignità borghese una forma di conquista sociale e pretenderanno nell’architettura dell’abitazione una rappresentatività maggiore, che si ritiene di ottenere con la ripetizione degli elementi del folklore borghese, senza preoccuparsi di riscattare la loro posizione con proposte confacenti alle effettive necessità.

Sono gli architetti, chiamati a risolvere nei nuovi tipi edilizi il problema dell’abitazione a basso costo, che, imponendosi una ricerca di metodo che tenga conto dei fattori economici, politici, sociali, tentano di sanare la frattura di classe tra i vecchi e i nuovi tessuti urbani proponendo, mediante gli aspetti delle nuove ipotesi architettoniche, le espressioni di una nuova eloquente forma di condotta del vivere che non risulti né imitativa né conseguenza di ibridi compromessi.

Nei principali paesi europei gli edifici residenziali dell’anteguerra vengono progettati seguendo il regolamento edilizio, attraverso cui era possibile definire la densità abitativa dei lotti edificabili, la conseguente disposizione planimetrica e le conseguenti, alle volte, poco felici proporzioni ed orientamento dei locali abitativi. Esso era definito dalla posizione delle scale che molto spesso occupavano il fronte lungo la strada. Queste Siedlungen sono un passaggio obbligato fra la cultura contadina e la cultura industriale, segno della contrapposizione città-campagna nella città borghese. la città-giardino proposta da Howard, cercava di affermarsi come un prodotto intermedio tra i 2 livelli; la città industriale era infatti caratterizzata da un alto livello degli affitti, degradazione dei quartieri residenziali, inquinamento e mancanza di condizioni igieniche adeguate, il nuovo sistema urbano attrae le classi medie borghesi, affascinate dall’idea di un luogo dove si potesse attuare la fusione fra città e campagna, l’equilibrio fra produzione agricola e produzione industriale, la salute del corpo insieme al lavoro intellettuale, la convivenza comunitaria bilanciata dalla privacy della casa unifamiliare. Il movimento di Howard si propagò velocemente per tutta l’Europa influenzando il disegno dei nuovi sobborghi urbani delle più importanti città industriali. L’applicazione di questi tipi edilizi a grandi complessi residenziali crea la premessa, non soltanto per un incremento di vantaggi economici collegati alla ripetizione dei tipi, ma anche per la creazione di servizi di utilità pubblica, come per esempio lavanderie centrali, impianti centralizzati di riscaldamento, nidi, asili, simbolo di un collettivismo che non opprimerà il singolo, ma gli offrirà al contrario la più grande libertà e la più grande possibilità di sviluppo.

I complessi residenziali progettati e realizzati dai maestri del XX secolo si pongono il problema di dare risposta alla collettività nella sua globalità; la ricerca razionalista dell’Existenzminimum, del minimo biologico, sostiene che “il problema dell’alloggio minimo è quello di stabilire il minimo elementare di spazio, aria, luce e calore necessari all’uomo per essere in grado di sviluppare completamente le proprie funzioni vitali. Gropius sostiene che la qualità della vita del cittadino non è determinata dalla scelta formale della tipologia abitativa, “case alte, case medie o case basse”, ma da tre condizioni fondamentali: luce, aria e possibilità di movimento, condizioni che facilmente conquistano il campo nella casa unifamiliare, ma, se ben progettate, le case alte ad appartamenti, poste nel verde e ben distanziate sono comunque in grado di assolvere a tutte le esigenze di luce, aria e spazio libero anzi, offrendo in più a chi le abita altri vantaggi. Gropius realizza per la Hirsch Kupfer di Berlino un sistema di prefabbricazione di una casa ampliabile e smontabile che fosse in grado di garantire tutti i confort e le esigenze dell’utente, individua il carattere di novità nella flessibilità dello spazio dell’abitazione come offerta all’utente di uno spazio rinnovabile e modificabile. Su proposta del Werkbund, la  citta’ di Stoccarda decide di erigere una quartiere modello, composto di circa 60 unita’ residenziali.

Le Corbusier sostiene che non esistono molti tipi diversi di abitazioni ma che esistono piuttosto singoli elementi che servono per comporre un edificio. La continua ricerca svolta sul tema dell’abitazione ha portato ad avere gli elementi necessari all’edilizia che possono essere composti secondo i diversi desideri, e che grazie alle possibilità offerte dai nuovi mezzi tecnici si possono costruire case completamente diverse anche nell’uso. Le Corbusier inserisce un grado di flessibilità all’interno dell’alloggio; studia e progetta ambienti che attraverso l’uso di pareti scorrevoli garantiscono il diverso uso durante lo scorrere della giornata. Separati a definire la privacy durante la notte e completamente aperti durante il giorno. Questa bivalenza funzionale sarà poi modificata nella stanza-figli della cellula delle Unitées attraverso lo studio della disponibilità di uno stesso spazio a dimezzarsi di notte e a raddoppiarsi di giorno ad assecondare le diverse esigenze individuali nell’arco della giornata. Con il progetto della casa Citrohan, Le Corbusier affronta il problema della cellula abitativa da produrre in serie; organizzando liberamente la planimetria e la volumetria interna offre una continuità di spazio vivibile che rompe definitivamente il concetto borghese dell’abitare per compartimenti stagni in singole stanze, propone un involucro che permette all’uomo di condurre una vita decisamente più organizzata e qualificata e risponde così in maniera concreta ed impegnata agli obiettivi del momento. Nel quartiere d’abitazione Frugès a Pessac, Le Corbusier studia una cellula standardizzata nella forma e nella funzione ed industrializzata nella realizzazione; tale cellula viene talvolta proposta e o ripetuta nella sua interezza e talvolta dimezzata, questo permette a Le Corbusier di garantire alloggi pratici, standardizzati rivolti a diverse utenze. Proposta la cellula, e la sistematica standardizzazione degli elementi componenti, rimane da risolvere la problematica dell’aggregazione delle cellule in relazione dell’ambiente e in relazione della giusta funzione in risposta alla reale esigenza. Pessac venne costruita con questo sistema di elementi. Un tipo di abitazione studiato fin nei minimi dettagli aggregabile nelle più diverse varianti, secondo l’andamento del terreno e la situazione urbana. L’esigenza di dare aspetto, ordine e misura agli spazi comuni, di trovare agganci con strutture circostanti, porta Le Corbusier alle prime formulazioni teoriche che si traducono nella enunciazione dei principi fondamentali in cui l’abitazione deve essere staccata dal suolo per far riguadagnare all’uomo uno spazio da attrezzare liberamente, e la casa deve essere allontanata dalla “strada-corridoio” per essere inserita nella “città-parco”. Nascono così le Unités d’habitation. Per la prima volta nel 1945, Le Corbusier attraverso l’Unité d’habitation a Marsiglia, ebbe la completa libertà di esprimere compiutamente le sue idee sull’abitazione moderna per le classi medie. Diversi tipi di alloggio corrispondono ad esigenze diverse: alloggi per persone singole, per una coppia, per famiglie con 2,4,6 o anche più figli.

Diverso l’approccio di Mies van Der Rohe seppure sempre teso ad ottimizzare il rapporto tra contenitore e servizi. L’opera di Mies è chiaramente influenzata dal Suprematismo di Kasimir Malevich, che ebbe l’effetto di incoraggiare l’architetto a sviluppare all’interno della sua architettura la pianta libera. Un’influenza riconoscibile nei profili orizzontali che si estendono nel paesaggio della casa di campagna per poi emergere nella sua pienezza nel Padiglione di Barcellona, nella casa Tugendhat a Brno in Cecoslovacchia e nella casa modello realizzata per la Mostra della Costruzione tenutasi a Berlino, in tutte queste opere è presente una organizzazione spaziale centrifuga in senso orizzontale suddivisa e articolata da piani e pilastri liberi. La casa Tugendhat si può anche considerare come un tentativo di integrare il progetto a strati, dove il blocco di servizio si trova al di sotto del volume principale di soggiorno. In ogni caso, la pianta libera è qui riservata esclusivamente al volume ad andamento orizzontale del soggiorno, che, articolato da pilastri cromati cruciformi, si apre nella sua dimensione longitudinale su una vista panoramica della città. Il lato breve è invece orientato verso una serra rivestita da grandi lastre di cristallo che agisce come un elemento di risalto naturale, usata come mediazione tra l’elemento di vegetazione naturale e l’onice fossilizzato dell’interno. Con la casa per la Mostra della Costruzione tenutasi nel 1931 a Berlino, Mies dimostra la possibilità di estendere la pianta libera alle camere da letto; successivamente egli elabora questa concezione in una serie di case a corte estremamente eleganti e mai realizzate. Mies costruisce tra il 1945 e il 1950 la casa Farnsworth nell’Illinois. In questa dimora che ha il carattere di prototipo, si sintetizzano tutti i principi del Moderno. Affacciata sul fiume appare poggiata sul prato fra gli alberi d’alto fusto. Un unico ambiente rettangolare definito da due lastre dei solai del tetto e del pavimento, otto pilastri di acciaio, una pavimentazione in travertino a lastre rettangolari, il perimetro interamente vetrato e un blocco di servizi in legno naturale. Una seconda piattaforma ad una quota intermedia tra il prato e il solaio dell’abitazione istituisce una connessione graduale tra l’interno ed l’esterno. La villa di Mies allude ad un programma funzionale e tecnologico che apre la strada ad una estetica della standardizzazione e della riproducibilità. L’abitazione in tal modo diventa un oggetto delineato da linee e piani di una eleganza notevole, elementi puri a definizione di uno o più spazi, a loro volta liberi da ogni impedimento, che grazie alla pianta libera e alla definizione dei nuclei serventi, fanno assumere all’alloggio un alto grado di libertà e di flessibilità da gestire liberamente dall’utente.

Frank Lloyd Wright nelle “Case nella prateria” , propone un progetto di casa legato ad una visione di architettura domestica che mette in atto una raffinata nozione di privacy all’interno dell’abitazione. La sua casa modello è lontana dal limite di proprietà, essa è separata da un muro basso, sottolineato da un filare di piante, posto tra la circolazione pubblica della strada e l’entrata alla casa, le aperture delle finestre che fronteggiano la strada sono relativamente piccole e sono localizzate in alto cosicché gli abitanti possono vedere fuori il mondo naturale, ma il pubblico non può guardare all’interno. La coerenza wrightiana è l’antitesi di quella stilistica; si mantiene nell’individualità e nel mutamento; offre un metodo che non è trasmissibile attraverso formule, ed esige una straordinaria concentrazione di contenuti, nell’uso umano, dinamico degli spazi nel loro rapporto con i volumi e nel rapporto tra questi e il continuum paesaggistico. Qui a garanzia ulteriore dello spazio introverso che caratterizza le abitazioni di Wright, gli ambienti di soggiorno sono ubicati al piano superiore, mentre in basso si svolgono i servizi, la cui sequenza è interrotta da passaggi, cavità e sporgenze che eludono la pesantezza materia. Con la Fallingwater Wrigt mette a punto la completa fusione tra l’abitazione e la natura. Questa costruzione si libra sopra una cascata, tra le colline della Pensylvania, incastrandosi alla formazione rocciosa. Apoteosi dell’orizzontalità, con gli sbalzi impressionanti del soggiorno e delle terrazze superiori, corrispondenti alle camere da letto. Fallingwater rappresenta la suprema vittoria su tutti i limiti che da millenni avevano condizionato l’architettura. La “scatola” è completamente distrutta. Non esistono più pareti, né schemi geometrici, né simmetrie, né consonanze, né punti prospettici privilegiati, né leggi che non siano quelle della libertà e del mutamento. La sua fusione con il paesaggio è totale, poiché nonostante l’uso estensivo di vetrate orizzontali, la natura permea l’edifico in ogni suo angolo. L’interno evoca l’atmosfera di una caverna arredata piuttosto che quella di una casa nel senso tradizionale del termine. Il fatto che i muri in pietra grezza e i pavimenti lastricati proponessero un primitivo omaggio al sito è testimoniato dalle scale del soggiorno, che, passando da questo livello a quello sottostante della cascata, non hanno altra funzione che di condurre l’uomo a un più intimo contatto con la superficie dell’acqua. La privacy familiare è garantita da una serie di accorgimenti: ingressi separati, percorsi preferenziali che conducono a luoghi intimi, rapporto privilegiato con la natura, silenzio, il solo suono della cascata .Un Modernissimo nido protetto e proteso sul torrente, una casa dove la vita dell’uomo si accorda ai ritmi e ai suoni della natura.

Tuttavia il movimento moderno nelle sue proposte abitative esprime, anche se mai apertamente, una velata sfiducia nella capacità dell’individuo di partecipare alla conformazione dello spazio, perciò l’architetto impone un modello già pronto, definito, caratterizzato, da subire passivamente nell’uso.

Nel 1953 con il gruppo di Team X si mette radicalmente in discussione il modello urbano di città moderna formulato da Le Corbusier nella Carta d’Atene. L’idea di città proposta dal Team X in contrapposizione alla città razionale, è fortemente legata ai modelli della città storica compatta e comunque molto vicina all’idea di “comunità” ancora legata ai concetti di identità, appartenenza, solidarietà. Un mondo in grado di far incontrare l’individuo e la collettività in cui vengono proposti insediamenti residenziali caratterizzati da una notevole flessibilità nell’uso. Gli insediamenti residenziali sono così pensati come una struttura di supporto bassa e continua, articolata su diversi livelli, costituiscono l’intelaiatura all’interno della quale, fatta eccezione per le attrezzature di servizio, bagni e cucine, l’organizzazione planimetrica restava indefinita. L’abitante è tenuto ad organizzare la pianta del suo alloggio nella maniera desiderata. Entrambi i movimenti proiettano la loro ricerca progettuale nel dare risposte alle nuove esigenze sociali. Il primo, il Movimento Moderno, propone un modello residenziale rigido, basato sullo studio, la progettazione e la ripetizione seriale del tipo, sulla compartimentazione e separazione delle diverse funzioni. Il secondo, proposto dagli esponenti del Team X, introduce all’interno della sua ricerca un grado di flessibilità attribuito alla possibilità di appropriazione spontanea di spazi “regolamentati” ma non progettualmente definiti.

Nella contemporaneità, l’architettura dell’abitare dovrebbe essere un tentativo di risposta a una pluralità di esigenze, fatiche e sogni del vivere quotidiano, cercando di gestire, anziché rimuovere, inevitabili e sempre nuovi microconflitti. Un abaco più ampio di spazi per la residenza non solo apre l’abitazione ad una grande varietà e complessità di situazioni differenti dalla tipica unità familiare ma apre la strada alla sperimentazione di forme complesse con limiti meno chiari tra spazio privato, spazio chiuso, spazio del lavoro, del tempo libero e delle relazioni sociali. 

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