14 giugno 2017

Industrializzazione e città : Il grattacielo come tipo e simbolo ( fine ‘800 – inizi ‘900)

La realizzazione di forme avveniva all’interno di previsioni e di meccanismi prodotti dalla città industriale.

Nel decennio tra il 1890 e il 1900 si stava riscontrando  nella vita di centri urbani molto diversi come parigi, vienna , glasgow,  bruxelles, Barcellona  e  chicago , una reazione contro gli stanchi valori sociali, filosofici ed estetici. L’idea propria e il significato intrinseco di “modernità” differivano da luogo a luogo, da persona a persona, e le pre- condizioni essenziali includevano la meccanizzazione della città, l’introduzione di materiali come ferro, vetro e acciaio.

Ma mentre le città industriali del nord America differivano in pianta e costituzione dalle consorelle europee , i processi di modernizzazione tecnologica presentavano, ovunque si verificassero, numerosi parametri comuni. La propulsione a carbone e vapore, i metalli ferrosi e la conoscenza ingegneristica furono al centro di tutto e, insieme alla concentrazione di capitale, allo spostamento di mano d’opera dalla campagna alla città , e all’apertura delle vie nazionali e internazionali di commercio e comunicazione, trasformarono la scena culturale nell’arco di pochi decenni.

I grossi centri urbani di entrambi i versanti dell’atlantico si espansero  verso l’alto, verso l’esterno, e persino sottoterra, per far fronte alla pressione di gente, del traffico delle merci.

La mobilità fu la chiave del nuovo tipo di città , e la circolazione ebbe un notevole impatto sulla sua forma. La ferrovia , che permetteva queste concentrazioni di merci e di persone, provocò un cambiamento ma ne fu anche rappresentazione. Tagliò a pezzi la città finita, demolì i vecchi confini tra il mondo rurale e urbano e confinò le scorie delle miniere e i rifiuti nelle fabbriche delle periferie.  L’industrializzazione mutò la dimensione, la forma e il rapporto degli edifici nel contesto urbano. La stessa stazione ferroviaria riassumeva la confusione semantica: un capannone funzionale da un lato, una facciata urbana di forma incerta dall’altro. Le infrastrutture industriale non obbedivano alle tradizionali regole di gestione dello spazio urbano e rendevamo sempre più difficile la formulazione di un’immagine coerente della città come intero. La concentrazione di nuove funzioni industriali sovvertì la scala di valori, in modo tale che edifici privati per il commercio e per gli affari, come i depositi, le fabbriche, i magazzini e i grattacieli , s’innalzarono sopra gli edifici pubblici di importanza civica e religiosa.

Gli Stati Uniti d’America furono un paese che, nella fase di sviluppo della sua architettura, non potendo

avvalersi di una tradizione consolidata, subisce la colonizzazione culturale dell’ Europa. Gli stili architettonici

che vengono usati, quindi, sono quelli importati dal vecchio continente nel corso del 1700 e durante il 1800,

adattandoli al contesto locale : l’Eclettismo e il Classicismo. Nel corso del tempo, però, si manifestano

segnali di indipendenza culturale, in particolare con il Movimento per i Parchi Urbani di Olmsted e

l’architettura di Henry Robson Richardson.

Parallelamente si definiscono anche alcuni caratteri tipici dell’edilizia, quale conseguenza della politica

urbanistica basata esclusivamente sulle leggi del profitto. Se gli edifici di rappresentanza sono ubicati in città ed usano gli stili europei, l’edilizia residenziale si sviluppa fuori delle città ed è realizzata con prevalente struttura in legno su un massimo di due piani.

Nel centro città (il cosiddetto Loop), invece, l’edilizia commerciale dà inizio alla storia di un nuovo “tipo” : il

grattacielo.

La storia del grattacielo è la storia dell’evoluzione di alcuni fattori tecnico - economici :

- l’alto prezzo delle aree fabbricabili del centro città che porterà a privilegiare, a Chicago come a New York, l’altezza dell’edificio rispetto alla sua estensione orizzontale;

- le innovazioni tecnologiche che per le strutture riguardano l’uso della ghisa e del ferro, per  i sistemi di trasporto verticale l’ascensore (a vapore : Otis nel 1864; idraulico : Baldwin nel 1870; elettrico : Siemens nel 1887), nonché del telefono e della posta pneumatica.

A queste innovazioni farà seguito la ricerca di un linguaggio che sia adeguato al nuovo tipo di edificio ed alla società americana del XIX secolo che lo ha prodotto.

Dal punto di vista strutturale i grattacieli erano realizzati o in muratura portante, con gli inevitabili grossi spessori delle pareti in pietra o mattoni, o in struttura metallica, con l‘uso della ghisa e poi del ferro, in particolare per la realizzazione dei pilastri, che consentivano maggiori aperture vetrate e campate più ampie.

Sotto questo profilo gli indirizzi stilistici possibili erano sostanzialmente 2:

Il primo era orientato a mettere in luce, con grande chiarezza e sincerità, la struttura portante intelaiata che diventava, quindi, l’elemento caratterizzante la forma dell’edificio.

Il secondo era quello di nascondere la struttura metallica sotto una muratura portante in pietra, dando quindi l’impressione di un edificio in muratura tradizionale e lasciando al rivestimento esterno il compito di

esprimere il “carattere” dell’edificio.

Dal punto di vista stilistico l’architettura del grattacielo presenta due linee principali :

l’eclettismo e il funzionalismo.

I due indirizzi si diversificano per un uso espressivo diverso della struttura portante dell’edificio, da un lato

ancora legato alla tradizione decorativa europea, dall’altro nel tentativo di affrancarsi da questa tradizione.

Nell’opera di Richard Morris Hunt, nel  Cast Iron District, vengono utilizzati apparati eclettici ispirati alla Parigi di Hausmann per mimetizzare il rivoluzionario organismo del suo edificio a struttura intelaiata in ghisa.

Lo Yondorf Building, invece, si affranca in modo deciso dall’eclettismo, proponendo una espressività basata unicamente sulle semplici superfici e sulla geometria e linearità delle finestre a nastro.

L’Eclettismo tende a caratterizzare l’edificio secondo la logica storicistica, abbellendolo con motivi ed ornamenti tratti dalla tradizione o, in casi più radicali, strutturandone la forma come richiamo alle architetture del passato.

La prima importazione ufficiale del classicismo in America è stata fatta dagli architetti Benjamin Latrobe  e William Thornton che hanno  definito i caratteri dello stile di rappresentanza americano con la realizzazione dell’Università della Virginia e del Campidoglio di Washington,

Allo stesso modo di Jefferson, a New York, dopo la metà del XIX secolo, un gruppo influenzato da Ruskin costituì “l’associazione per il progresso della Verità nell’Arte” che dichiarava che il Gotico era cristiano, morale e anche profondamente connesso con la tradizione americana. Da ciò veniva avviato un recupero delle istanze gotiche e medievali, in contrapposizione all’universalismo classicista.

Si aprirà, con Richardson, anche un filone Romanico che determinerà, pur nella continuità di un riferimento

stilistico, l’abbandono della tradizione Beaux Arts.

Ed è proprio in questa direzione, anche se appartenente alla linea dell’eclettismo, che si manifesteranno le

più importanti innovazioni.

Lo stile funzionalista tende a limitare progressivamente ogni riferimento agli stili del passato ed agli aspetti

ornamentali, mettendo in evidenza la struttura dell’edificio quale elemento caratterizzante la sua forma.

Questa scelta determinerà il progressivo affrancamento dal Classicismo e dall’Eclettismo, importati negli

U.S.A. dall’Europa nel XVIII e XIX secolo, e diventerà, in anticipo sugli sviluppi contemporanei europei, uno

punto di riferimento delle ricerche moderne nel campo dell’architettura.

Come per l’eclettismo, che ha ricevuto una spinta all’affermazione da parte di Jefferson e delle teorie di

Ruskin importate dall’Europa, così la spinta verso una visione più funzionalista dell’architettura inizia su

pressione di alcuni intellettuali americani. Nel 1876 alla Johns Hopkins University l’indirizzo  fu di non

realizzare più architetture in forma di parallelepipedi in stile gotico ma di promuovere la costruzione di edifici semplici, economici e funzionali, costruibili e progettabili da “un onesto artigiano”.

Tipico risultato furono i Padiglioni di degenza del John Hopkins University Hospital di Baltimora, del 1888.

La struttura si dimostrò sì efficiente, ma esternamente aveva l’aspetto di un mucchio di mattoni.

Anche se alla fine del xix secolo il grattacielo era diventato un fenomeno diffuso in america, la prima consistente proliferazione del tipo avvenne tra il 1890 e il 1900.  Chigago  era il deposito principale , centro nevralgico e punto di raccordo della grande espansione ferroviaria verso l’ovest , e dopo l’incendio del 1871, l’area pianeggiante attorno al lago Michigan offrì tabula rasa per una rapida espansione.

 Il grattacielo era l’edificio tipo per i colletti bianchi, una diretta espressione della divisione del lavoro esistente tra operaio e dirigente.  Faceva parte dello stesso mondo della macchina da scrivere, del telegrafo, della luce elettrica , del sistema di riscaldamento meccanico. La pressione a costruire verticalmente proveniva dal desiderio di concentrare tutti nel centro della città: un’area  di soli 9 isolati in lunghezza e in larghezza , fiancheggiata dal fiume Michigan e dalla ferrovia; ma nasceva anche dalla volontà di trarre massimo profitto dai singolo lotti di terra rettangolari all’interno di una griglia urbana.

Tra le molte figure professionali presenti nella Chicago del tempo le più significative sono rappresentate da H. R. Richardson, William Le Baron Jenney, John Wellborn Rooth e Daniel Burnham, L. Sullivan e D. Adler. Nel 1890 viene approvato il piano generale della famosa Fiera Mondiale Colombiana o Fiera Mondiale di Chicago del 1893, disegnato da Daniel Burnham e Fredrick Law Olmsted, colui che aveva dato le basi scientifiche alla disciplina dl Plannig. La fiera diventerà un avvenimento storico in quanto chiuderà un’epoca dello sviluppo capitalistico statunitense.

Il Piano Generale, però, vede l’imposizione di altezze uniformi, di assi di simmetria, fuochi prospettici

privilegiati e l’adozione del linguaggio Beaux Arts che ha permesso la realizzazione dei bianchi padiglioni

di stucco e di legno della Corte d’Onore (“White City”).

Questi elementi prefigurano una struttura unitaria, un “fantasma di razionalità”, in diretta polemica con la

“foresta” di grattacieli che ha rappresentato la Chicago dei primi anni ottanta.

Mentre la Fiera apre suoi battenti impressionando un pubblico stupito, viene teorizzata la “definitiva

scomparsa della frontiera”. Abbandonando ogni complesso di inferiorità verso l’Europa, rimuovendo

l’angoscia derivante dalle modeste radici della propria storia la cultura americana fornisce al popolo una occasione di auto identificazione.

Il Marshall Field Wholesale Store (1785-87) – Chicago- è il più grande capolavoro del maestro americano.

L’interno era dotato di ascensore, colonne in ghisa e travature in ferro battuto per aumentare le luci.

L’esterno era realizzato con muri autoportanti in arenaria, poggiati su un basamento grezzo in granito.

L’edificio si presenta come un unico monolite con finestre ad arco.

Richardson usa due tecnologie e due idee diverse : una vecchia e l’altra nuova.

L’edificio rappresenta un “monumento agli affari”, come lo definisce Sullivan, ed evoca forza e vitalità. La sua architettura assume, con questi elementi, una forte valenza simbolica che rappresenta chiarezza,

robustezza e severità : elementi tipici dello spirito imprenditoriale americano, simboli di forza e

determinazione.

Lo stile funzionale nasce con la soluzione di combinare in modo coerente la tradizione scultorea della muratura con il telaio strutturale. Questo stile è rappresentato dal First Leiter Building di W. Le Baron Jenney , del 1879. L’edificio è privo di ornamenti e si rifà a Viollet Le Duc, con una architettura basata

sull’espressione diretta di struttura e programma. Esso punta sulla estetica essenziale dell’ortogonalità tra pilastro e cornice.

Se Richardson rappresenta il momento “culturale” dell’evoluzione stilistica del grattacielo, W. L. B. Jenney

rappresenta l’aspetto “tecnico”.

Il Realiance Building, realizzato da John Wellborn Roothe e Daniel Burnham, appartiene a quel gruppo di

edifici che fanno dell’ espressione sincera e diretta della struttura l’elemento dominante. Qui il telaio di

acciaio si stacca completamente dalle tradizionali opere in muratura e apre un mondo di trasparenze e

superfici riflettenti. Il bow windows, elemento tipico degli edifici per affari e residenze, diventa un elemento con una propria ragione d’essere che ha una membrana bucata con i lati sfaccettati per la ventilazione, un pannello centrale fisso per l’illuminazione e snelli montanti verticali. I marcapiani sono rivestiti in terracotta color chiaro e sono create fasce continue orizzontali. L’immagine è una gabbia quasi priva di peso, sospesa su una base, chiusa in sommità da una lastra sottile.

Il Monadnok Building è un’opera di grandissima chiarezza e immediatezza. E’ un edificio alto sedici piani che, pur non avendo la struttura a scheletro dei grattacieli , entra nella storia come il primo grattacielo

moderno. Esso rappresenta anche il punto conclusivo dello sviluppo della costruzione monolitica in

muratura. Il committente, voleva linee semplici per evitare confusioni stilistiche.

Su un lotto stretto e lungo, occupato per metà dal palazzo, Rooth e Burnham evitano di realizzare il classico edificio con corte interna. L’edificio è realizzato con una struttura in colossali muri in mattoni, strombati alla base, e ancorati a terra con uno zoccolo in granito. Le superfici uniformi dei muri in mattoni sono ritmate e tagliate per togliere l’effetto di massa, e sono assottigliate gradualmente fino alla sommità, con una cornice astratta.

In un confronto diretto con l’altra “icona” di Chicago, rappresentata dal Marshall Field Wholesale Store di Richardson, si possono cogliere le diverse valenze espressive dei due edifici : alla massa dell’uno si contrappone la superficie dell’altro, alla staticità si sostituisce lo slancio verticale e il “movimento” delle

superfici ondulate, allo “scavo” delle aperture nella pietra di Richardson si sostituisce la pelle trasparente e

movimentata di Rooth.

Sullivan, dal punto di vista teorico, rappresenta la punta più avanzata nella ricerca stilistica dei Chicago Architects, e rimane la figura più rappresentativa sia per le opere realizzate, sia per il fondamento teorico sul quale si è basata la sua pratica professionale.

L’ auditorium di Chicago è l’edificio che darà fama a Sullivan e Adler e nel quale i due architetti dimostrano una grande abilità tecnica, anche se risulta ancora immaturo espressivamente.

L’edificio è un  grande edificio a blocco con un teatro circondato da vari ordini di camere per l’albergo e una torre per uffici commerciali. L’Auditorium è stato realizzato per contenere 4.237 posti, con un palchi e due ordini di gallerie. Per migliorare l’acustica Adler farà inclinare il pavimento fino a cinque metri più in alto sul lato opposto al palcoscenico e realizzerà quattro archi ellittici sul soffitto, trasversali alla sala, per diminuire la riflessione delle onde sonore. L’opera è una delle più vaste e più complesse degli Stati Uniti e, nonostante i 4.000 spettatori, ha una visibilità ed una acustica perfette.

La struttura dell’edificio è realizzata con colone in ghisa all’interno e muratura in mattoni pieni all’esterno.

Tutto l’equipaggiamento meccanico è stato nascosto in un vasto ambiente posto al di sotto del palcoscenico, ed era disposto in modo da consentire un facile accesso a tutti gli impianti, ecc . L’edificio, infatti, era all’avanguardia per l’impiantistica interna.

La massa muraria e le campiture dei pilastri e delle colonne emergono nella loro forma funzionale e determinano i ritmi di tutto il complesso, favorendo anche l’unità compositiva dello stesso.

All’esterno l’edificio si presenta poggiante su un basamento di granito bugnato, alto tre piani, e sopra una serie di logge ad archi. Nonostante la complessità dell’opera e l’ottimo risultato tecnico raggiunto, dal punto di vista compositivo ci sono ancora discontinuità come l’attacco della torre al volume dell’edificio,

l’eccessiva altezza del basamento. Nonostante ciò, però, la coerenza e l’unitarietà raggiunta fanno superare in qualità i primi progetti.

Nell’edificio Wainwright di St. Louis, del 1890- 1891, Sullivan raggiunge la sintesi tra tradizionalismo compositivo e nuovo stile, usando ritmi, proporzioni e decorazioni coerenti con il sistema strutturale a gabbia metallica. Con questo edificio raggiunge finalmente l’espressione formale adatta alla

tipologia del grattacielo. Questa “poetica verticalità” del grattacielo è ottenuta collocando in facciata pilastri in muratura falsi, cioè non portanti, inseriti tra quelli con effettiva funzione strutturale, che sono in

acciaio con rivestimento in mattoni : la facciata appare quindi una griglia di identici pilastri in mattoni. La loro presenza è necessaria per accentuare la verticalità che.

Sullivan riprende il motivo del Wainwright Building per i suo miglior grattacielo : il Guaranty Building,

realizzato a Buffalo nel 1894-1895. L’edificio è imponente ma non per le sue dimensioni ma per l’ampiezza

della concezione. In questo edificio si vede come la funzione possa plasmare la forma.  Sullivan applica un principio funzionalista organizzando gli spazi al piano terra in modo ampio per assolvere alle necessità pratiche del commercio e di rappresentanza. Il secondo piano avrà un trattamento simile ma caratterizzato da minor sfarzo.

Ai piani superiori gli ambienti per gli uffici, tutti uguali, che determineranno l’unità strutturale dagli elementi strutturali. Infine l’attico dove con un ampio fregio si potrà porre un chiaro coronamento all’ascensionalità delle pareti.

La verticalità, ripetuta  dalla linearità della fitta pi lastratura consente una immediata lettura dell’edificio nella sua configurazione spaziale ed organizzazione funzionale.. In questo edificio si risolve, così, il dualismo che aveva dominato la cultura del XIX secolo : il conflitto tra il mondo funzionale della scienza, della tecnica e delle imprese commerciali e il mondo della cultura.

 

New York- Il periodo compreso tra la fine della prima guerra mondiale e il 1929 (Crollo della Borsa di Wall Street) fu caratterizzato da un boom economico che diede un fortissimo sviluppo all’edilizia degli Stati Uniti. Tale fenomeno si manifestò con una crescita veloce dei grattacieli, nella rapida espansione della rete delle

autostrade e nella creazione di disordinate masse suburbane. Durante il boom economico si formano grandi società di capitali che richiedono sedi adeguate nei centri città : edifici alti, dove simbolicamente rappresentare la propria presenza e forza economica. Tra il 1900 e il 1920 Manhattan si trasforma in un

coacervo di illusioni dove templi Maya si affiancano a guglie gotiche e templi classici. Tra i pochi esempi

notevoli di questo periodo va citato il famoso Flatiron Building di Daniel Burnham, costruito a New York nel

1909.

Il Woolworth Building di Cass è l’esempio illuminante di quell’orientamento progettuale che porterà alle estreme conseguenza la rottura con la poetica della Chicago School. Con questi progetti eclettici dei primi due decenni del secolo si verifica una profonda ideologizzazione del tema del grattacielo che in sede formale si manifesterà con un atteggiamento di indifferenza verso il materiale linguistico adottato. L’arbitrarietà con cui Cass usa soluzioni del gotico perpendicolare inglese determina quell’idealismo da parata che nasconde soluzioni tecnologiche che , invece, sono molto avanzate. Il tentativo di Cass è quello di ridimensionare la mole dell’edificio e  di attribuirgli dignità civica a una dimensione umana. Questa tendenza rimarrà fino al 1922 quando verrà bandito il concorso per il Chicago Tribune, un grattacielo per uffici da erigere nel Loop di Chicago.

Il 10 giugno 1922, in occasione del 75° anniversario della sua fondazione, il “Chicago Tribune”

bandisce un concorso internazionale per la costruzione della nuova sede per gli uffici e l’amministrazione. Il bando fissa tre obiettivi principali : contribuire all’abbellimento della città; dotare Chicago del migliore  edificio per uffici del mondo; realizzare una costruzione degna del più grande giornale del mondo.

Due anime si confrontano sul tema del grattacielo nel concorso per il Chicago Tribune : quella americana e quella europea, il nuovo mondo con il suo eclettismo storicista e il vecchio mondo con il suo razionalismo.

Il concorso ha una rilevanza culturale enorme e diventerà uno dei più importanti momenti di verifica nella storia dell’architettura moderna. Molti progetti americani si rifanno alla storia con colonne, lesene,frontoni, ornamenti e cupole, scontrandosi con l’incompatibilità di base del grattacielo con gli ordini classici.

I progetti europei, invece, sono sobri, privi di humour, e mostrano le ultime tendenze delle avanguardie radicali, in particolare tedesche e olandesi. Queste opere dimostrano un particolare entusiasmo per le tecnologie dell’acciaio come nel caso di Hilberseimer, Bijovet e Duiker o Gropius. In generale i progetti propongono volumi spogli, articolati unicamente dalla struttura a scacchiera del telaio, che esprimono una rigida visione razionalista, una austera oggettività.

Caso particolare è quello di Adolf Loos che affronta il tema storico della colonna nel modo più ambiguo e impressionante. Nello spazio americano delle “forme senza tempo”, propone la sua icona rimarcando così la disperata solitudine dell’oggetto estraniato, dell’alienazione formale, della disillusione metropolitana a cui Loos fa esplicito riferimento. Dal punto di vista formale l’operazione di Loos risolve in modo “logico” e ironico l’incompatibilità delle dimensioni trasformando l’intero fusto del grattacielo in una colonna dorica.

Gropius ricorre, come gli altri “Razionalisti”, ad un linguaggio basato su telaio rettangolare. Le principali sezioni del progetto erano articolate da piccole variazioni del ritmo e della distanza tra le campate. All’interno la pianta era aperta,libera e ben illuminata da tutti i lati. Il progetto mostra una sensibilità per la precedente Chicago School ma è anche concepito come un’astrazione meccanicistica, sulla scia delle ricerche coeve al Bauhaus.

Hood e Howells sono i vincitori del concorso per il Chicago Tribune. Il loro progetto in stile neogotico,era una variazione su uno schema tripartito che, con la sua accentuata verticalità,rispondeva al teorema di Sullivan per l’edificio alto per uffici. Mentre il telaio del progetto di Hood era nascosto sotto un rivestimento di pietra, il senso di una spinta verticale era reso con efficacia dai pilastri gotici delle facciate. In questo modo Hood risolveva le difficoltà modulari e di scala degli ordini classici  in quanto il pilastro “gotico” poteva essere allungato quasi indefinitamente.Con quest’opera Hood interpreta brillantemente lo spirito nostalgico e leggermente romantico dell’america degli anni venti.

Eliel Saarinen riceve il secondo premio al concorso per il Chicago Tribune. Lo schema che Saarinen propone con questo progetto sarà più influente, rispetto a quello degli altri, negli anni tra le due guerre.

Distintosi per uno stile non facilmente classificabile, venne lodato anche da Louis Sullivan che probabilmente, in esso, vedeva un’astrazione di natura vicina alle sue teorie precedenti. Egli realizza una struttura “telescopica” che si sviluppa in una continua metamorfosi di forme che tendono a riportare una concezione organica all’interno della città.

Il Chrysler Building rappresenta, nel panorama americano, il canto del cigno dei “ruggenti anni venti”. Uno dei grattacieli più rappresentati e conosciuti d’America deve la sua fama alla capacità di cogliere, con la sua immagine, l’esaltante atmosfera dell’epoca capitalistica degli anni precedenti la crisi.

L’edificio, con i suoi 259 metri di altezza è la celebrazione del successo finanziario. Di colore grigio - argento

chiaro si erge su una base di venti piani, al di sopra della quale vi è un fusto intermedio di 170 metri di altezza. Questo fusto inizia, progressivamente, a restringersi culminando in una raggiera di acciaio inossidabile con finestre smerlate, sormontata da una guglia. L’atrio era concepito come un mondo

magico di effetti luminosi, marmi costosi e lucidi metalli, in una atmosfera hollywoodiana. La torre, all’esterno, aveva una pelle intarsiata con mattoni color grigio scuro e gli spigoli davano l’impressione di conci angolari di massa maggiore. Questo edificio, comunque sia classificato stilisticamente rimane uno dei più eleganti realizzati fino a quel momento nel campo della progettazione dei grattacieli.

Ma l’immagine del complesso è anche determinata da una serie di elementi ispirati al cliente, direttamente

connessi con il principio di rappresentatività tipico di questi edifici e della cultura americana.

Il messaggio era chiaro : celebrare il progresso individuale nell’ambito del sistema economico americano.

L’edificio diventa una cattedrale del “capitalismo”.

 

Dopo il crollo finanziario del 1929 a New York, e nelle altre città americane, si costruirono meno grattacieli,

ma due opere di interesse furono realizzate in questi anni nella Midtown di Manhattan : l’Empire State

Building e il Rockfeller Center. L’Empire State diventa nel 1931 il più alto edificio al mondo, concretizzando

quella ricerca per lo straordinario e dell’inedito che si manifestava nella “quantità” più che nella qualità. In esso era ospitata una intera città verticale polifunzionale. Stilisticamente, però, il risultato non raggiungeva i livelli del Chrysler Building, la cui tipologia veniva banalizzata.

Il Rockfeller center è importante perché segna concretamente una evoluzione innovativa nel modello dell’edilizia del terziario, all’interno di un progetto di integrazione sociale – produttiva dominato dalla

totalizzante presenza del business.

Il progetto consisteva  (cosa rara per l’urbanistica americana!) nella realizzazione di una “piazza civica”

posta di fronte al complesso dell’Opera. Il complesso viene inaugurato nel 1939 e comprende : uffici, studi radiofonici, musei, un ospedale, shopping centers e attrezzature commerciali minori, due teatri, ristoranti.

Proprio per quella sua qualità di microcosmo organizzato il Rockfeller Center sembra porre le premesse di un metodo di intervento generalizzabile all’interno dei caotici downtowns delle città americane.

Questo tipo di intervento, a base fortemente speculativa, viene messo in atto a prezzo di una rottura con le ricerche degli ani ’20. La realizzazione del complesso richiede,infatti, una trasformazione dell’organizzazione del lavoro progettuale, Ogni aspetto dell’operazione viene sottoposto a rigidi controlli

economici, il processo di progettazione viene completamente parcellizzato e le scelte architettoniche

hanno un rilievo puramente formale. La piazza centrale è il vero cuore del complesso, ma dal punto di vista progettuale l’architettura è ridotta a puro design in quanto le scelte strutturali e urbanistiche sono un

problema esclusivamente economico. Agli architetti è domandata solo la forma esteriore dei 14  edifici che compongono il complesso.

Il completamento di una struttura di qualità, la cui finalità sociali avevano il compito di integrare le motivazioni esclusivamente speculative del Centro, rimangono però irrealizzate. L’ideologia progressista di John Rockfeller jr. tramonta insieme agli ideali del New Deal e la fusione tra le ragioni del mercato e i bisogni della collettività rimangono  un sogno.

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